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Workers Art



Manifesto fondante della Workers Art

Spazio Paraggi, Treviso 16 settembre 2008

  1. Noi riteniamo che l’Italia sia una nazione in decadimento, che vive una profonda crisi d’identità, e che stenta a farsi promotrice di un nuovo modo di esistere. Un paese che si appoggia un po’ qui un po’ la! L’Italia ha paura del futuro, poiché ha smesso di pensare e quindi non è più in grado di immaginare un divenire.
  2. L’essere umano vive solo attraverso illusioni.  La nostra coscienza è naturalmente superficiale e l’uomo non conoscerà mai completamente se stesso. Grazie alla superficialità del nostro intelletto abbiamo bisogno di continue illusioni. L’arte, intesa come espressione dell’attività dell’uomo, come riprova del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva, è una di queste illusioni. 
  3. Pur riconoscendo l’importanza e la necessità del produrre scienza, noi sottolineiamo la necessità di un’educazione non-scientifica!
  4. Il mondo dell’impresa, del lavoro e dell’economia, un mondo fatto di numeri, è in crisi! Noi vogliamo intervenire in queste realtà per dare un contributo alla formazione della società dell’arte, alla società dell’illusione, alla società della vita.
  5. La Workers Art consiste nel mettere in contatto il mondo dei numeri e il mondo delle illusioni attenendosi alle linee guida dettate dal suo manifesto.
  6. La Workers Art con il suo intervento vuole mettere in connessione realtà molto diverse, gli artisti e il mondo delle imprese e del lavoro, cercando di creare un “cortocircuito” tra queste realtà con l’intento di far scaturire un modo diverso di immaginarsi.
  7. Noi partiamo dal presupposto che ogni forma d’arte deve comprendere un momento di conflitto, di cortocircuito, di rottura, anche e soprattutto interiore. In un secondo momento tale condizione si deve ricomporre producendo nuove idee e nuove socialità. Il prodotto dell’azione della Workers Art non sono le realizzazioni o le opere ma la creazione della società pensante attraverso l’azione pratica. L’opera non è il fine ma il mezzo!
  8. Il nostro modo è intervenire con azioni concrete  nel tessuto produttivo e istituzionale, il nostro obiettivo è un’idea.
  9. La Workers Art è un movimento che utilizza tutte le forme d’arte e di espressione conosciute.
  10. Ruolo dell’artista. L’artista che aderisce ai progetti della Workers Art deve indirizzare la realizzazione dell’opera interagendo con le maestranze e con l’azienda o l’istituzione committente, deve inoltre rinunciare alla paternità dell’opera. Così l’artista diviene educatore, permettendo all’operaio, all’impiegato, alle maestranze o a chi per loro di entrare nel mondo dell’arte come protagonista. L’artista darà solo il titolo alla realizzazione.
  11. Ruolo dell’autore. L’operaio, l’impiegato e le maestranze diventano autori. Lavoreranno a stretto contatto con l’artista e dovranno contribuire attivamente alla realizzazione dell’opera, anche da un punto di vista intellettuale. Le opere realizzate dovranno avere attinenza con l’attività professionale svolta dall’autore. L’autore firmerà l’opera con il suo nome. Dovrà specificare anche la sua qualifica professionale e il nome dell’azienda o l’istituzione di appartenenza. Così l’autore diviene artista!
  12. Ruolo del committente. Il ruolo dell’azienda, dell’istituzione, della realtà nella quale vengono prodotte le opere della Workers Art, dovranno assecondare  in ogni caso il lavoro dell’artista e il lavoro dell’autore, anche e soprattutto nel caso in cui tale lavoro implicasse delle forti criticità, sia di realizzazione, sia di contenuto.
  13. Tutti: l’artista, l’autore e il committente si devono prodigare con entusiasmo, scavando e ruminando, con “sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali” (Marinetti).
  14. E' dal Sistema Reticolare Diffuso, urbano, economico e lavorativo, che lanciamo questo manifesto col quale fondiamo oggi la Workers Art.

                                                                                    Nicola Giuliato
                                                                                    Michele Scarpulla
                                                                                    Michela Casagrande
                                                                                    Samantha Primati

 

Sottoscrizioni manifesto della Workers Art

  1. Nicola Giuliato, fotografo
  2. Michele Scarpulla, designer
  3. Michela Casagrande, art director
  4. Samantha Primati, giornalista
  5. Edoardo De Bastiani, grafico - musicista
  6. Martino Lorenzon, architetto
  7. Susana Bustillo, restauratrice
  8. Elvio De Monte Faginto, architetto
  9. Michele Corrocher, barman
  10. Valeria Fava, studentessa
  11. Massimo Furlan, designer
  12. Daniele Biasetto, artista
  13. Thomas Joachim, musicista - web designer
  14. Massimo Bassan, musicista - attore
  15. Elisa Ghedin
  16. Freddy Figuera, designer
  17. Pier Callegarini

 

Autori della Workers Art

  1. Da Re Diego, responsabile di produzione / Edil79
  2. Muratti Dzemalidin, capo reparto / Edil79
  3. Dal Colle Sandro, operaio / Edil79
  4. Thiam Modou Abib, operaio / Edil79
  5. Sergio Pignattelli, operaio / Edil79


Artisi che hanno partecipato a progetti della Workers Art

  1. Nicola Giuliato, fotografo
  2. Michele Scarpulla, designer
  3. Michela Casagrande, art director

Aziende che hanno partecipato a progetti della Workers Art

  1. Edil 79, Treviso

Opere della Workers Art


  1. MONOLITO 8520 426 lastre (20 kg cad.) di ciottolo carrara grosso 15/25 50x50 cm, ferro e tiranti d’acciaio. Galleria Spazio Paraggi - Treviso, 05 settembre 2008